lunedì 27 aprile 2009

Ho un amico pittore...


Il mio primo esperimento di foto commerciale. Se vi piace scrivetemi: a un modico prezzo riceverete una bellissima stampa!

Ho un amico pittore che mi spinge a buttarmi a grandi passi nel mondo dell'arte: galleristi, critici, corniciai....
Non so, per quel che mi riguarda, mi adagerei in un negozietto virtuale in cui vendere oggetti d'arte applicata. Mi piacerebbe collaborare con qualcuno e produrre borsette di stoffa con le mie foto elaborate e stampate... oppure venderei le foto e basta e qualche disegno e magari i vestiti tirolesi che compro a via Sannio....
Insomma, il animo freack, che ha sempre considerato l'idea di trasferirsi in polinesia a vedere parei dipinti con le mie manine, si trova a combattere con il mio animo politico che non ne può più delle ritirate strategiche e lo spinge ad uscire allo scoperto per dare un contributo programmatico al mondo...
Può un animo freack convivere con la sua parte terzointernazionalista?
Può la creatività trovare un bilanciamento tra antichi romani e borsette di stoffa fiorata? Perché tutto non si può fare e una sintesi bisogna trovare....

mercoledì 11 febbraio 2009

LIFE UNDER CONSTRUCTION ?


E che c'è un ostacolo costante che mi impedisce di realizzare i miei progetti.

Che siano buoni o cattivi, che superino o meno gli esami più duri, che abbiano o meno persone pronte a giurare che si tratti di un'ottima idea, i miei progetti personali non vanno mai in porto...


Si parlava di un laboratorio di fotografia e intercultura: ottima idea! ci piace, ti aspettiamo tra una settimana.

Passa una settimana e io sono lì. Ho svolto il mio compitino, nei tempi e nei modi stabiliti, una donna gentile mi aspetta all'appuntamento. Sono sorti dei problemi... Non si può più fare, non ora... A me piace la tua idea, spero che un giorno si possa realizzare...

Volevo dirle: non ti preoccupare, succede sempre così, di certo non dipende da te, da voi, ci deve essere un errore che continuo a fare e rifare. Non mi fa neanche più male, mi fa sorridere orami. E' che sono testarda, è che continua imperterrita a seguire le idee che mi passano per la testa.


Dovrei sedermi ad un tavolo seria e cominciare a cercare l'errore, invece di andare sempre dritta per le strade che scelgo senza pensare davvero ad obiettivi da raggiungere. Solo strade che procedono da un tempo ad un altro.


STRUTTURA DEL LABORATORIO

Ogni ciclo si articola in tre incontri:

1° incontro:

LA VISIONE UMANA E LA MACCHINA FOTOGRAFICA
Questo prima incontro mette l’accento sulla visione come esperienza umana, che ci accomuna tutti, e sulla trasmissione di nozioni e tecniche utili per la realizzazione di fotografie.

2° incontro:

LE IMMAGINI
Nel secondo incontro si mostrano immagini che mettono in risalto le tecniche fotografiche su cui si è lavorato nel primo incontro e che ritraggono differenti ambiti culturali.Le attività saranno volte all’acquisizione della capacità di lettura delle immagini da differenti punti di vista: tecnico, estetico, antropologico.

3° incontro:

RIELABORAZIONI DELLE IMMAGINI
Nel terzo incontro si stimoleranno i bambini a produrre immagini, facendo propri i contenuti tecnici e iconografici acquisiti nei precedenti incontri e rielaborandoli in maniera soggettiva.

1° CICLO

1° incontro

Prima parte:

... e via così...

lunedì 5 gennaio 2009

GAZA: CESSATE IL FUOCO !


ANSA.IT 2009-01-05 09:35

BAMBINI IMPAZZITI DI PAURA
di Anna Lisa Rapanà

ROMA - I bambini di Gaza vedono tutto, sentono la guerra e impazziscono di paura. "Sono inconsolabili". E' il parroco di Gaza, monsignor Manawel Musallam, a raccontare il terrore in cui i più piccoli e i più innocenti vivono in queste ore, tra i boati delle bombe, sempre troppo vicine. "Questi bambini vedono e sentono tutto, le esplosioni, i bombardamenti, e ad ogni boato scoppiano in un pianto disperato e non smettono più. Sono terrorizzati, sono come impazziti, impazziti di paura", dice all'ANSA padre Musallam, raggiunto telefonicamente a Gaza. "E non importa quanto i genitori li tengano stretti a sé, non smettono. - continua - Allora i padri li portano da me nella speranza che io possa avere una parola di conforto. Tutto quello che io posso fare è dire loro che Israele non colpirà i bambini, che i bambini sono innocenti". E funziona? Rimane in silenzio per qualche secondo al telefono padre Musallam, mentre si sente l'eco dei bombardamenti. Per due volte, con un breve intervallo, arriva distintamente il rumore delle esplosioni. "Ha sentito? - dice - sono queste, sono bombe sganciate da F-16. Ecco, è questo il rumore che fanno". Lo stesso che ogni giorno sentono i bambini di Gaza, anche i piccolissimi lo conoscono e lo riconoscono. "Ogni volta è un nuovo trauma per loro - continua - è un grande spavento. E questi sono bambini che vedono e sanno quello che succede, sono bambini che non hanno solo paura per sé, ma per i genitori, per il papà. Mi chiedono cosa succederà al loro padre". E a molti non si possono raccontare 'storie': "c'é chi mi ha detto, 'padre sei un bugiardo' perché ricordano quando nel 2002 fu colpito un asilo e temono che possa accadere di nuovo". Monsignor Musallam è dal 1995 a capo della parrocchia della 'Sacra Famiglia', l'unica cattolica a Gaza, parte di un comprensorio nel quartiere di El Zaytouneh a Gaza City che include due scuole con oltre 1.100 alunni, la gran parte musulmani. Le scuole sono adesso chiuse da giorni, i bambini vengono protetti dalle famiglie per quello che possono, dice il parroco, ma è difficile proteggere dalla paura e dal terrore: "In questi giorni due bambini sono morti di paura: uno dopo aver visto bombardare una casa, aveva 12 anni, l'altra ne aveva 16, era in casa, ha sentito arerei sganciare missili. Sono morti di spavento. La situazione per loro qui è infernale".

domenica 16 novembre 2008

La fotografia per me: contatto e riconciliazione


Ho dovuto pensare a lungo, guardando e riguardando le mie foto, scattandone di nuove ed elaborandole - distorcendone i colori, tagliandone le inquadrature. Le ho guardate e ho lavorato su di loro per mesi, per qualche anno.Poi, tra i miei i pensieri si è fatta strada una parola: riconciliazione. Quello che faccio è questo: tento una riconciliazione, tra i miei ricordi e ciò che vedo, tra me e il mondo. Un contatto e una riconciliazione.Fotografo spesso il mio quartiere. Un quartiere bellino e selvaggio, come solo la borghesia può generare. Dove i gesti più arroganti vengono compiuti da signore ben vestite e con il sorriso sulle labbra. Sono arroganti e leggere, ma anche inquiete, come ogni altro essere umano che viva nella mia città.La natura e gli oggetti prodotti da questa umanità è difficile che risplendano di una luce diretta, di parole chiare. Eppure guardandoli con attenzione rivelano la loro bellezza. La bellezza che sempre si nasconde nella regolarità della cura umana e nella armonia indecifrabile della natura. In questo quartiere sottilmente violento, in questa città stanca, in questo tempo statico e improvvisamente sorpreso da soprassalti di speranza, da visioni di mutamento, io devo viverci. E' qui, è adesso che vivo, non c'è altra possibilità. La vita poi se ne va.A volte cerco di creare scene che non ho visto - contrasti accesi, luci che accecano, riflessi infuocati come ho immaginato che esistessero quando guardavo il mondo schiarirsi e delinearsi nitido e perfetto nell'autunno della baia di San Francisco.Ma i miei ricordi coscienti non sono che un ingrediente in quella miscela di nostalgia, solitudine, di entusiasmo, di timore che ho dentro, eredità delle molte vite che hanno preceduto la mia.Il presente è la luce dell'oggi che colpisce la lente deformata dalla cura e dal dolore di un passato che per sempre ci accompagna, di un passato che non passa, dentro la nostra vita e dentro la vita di tutti coloro che ci circondano.E così le mie foto cercano uno spazio tra le pieghe del tempo per toccare e riconciliare ciò che vedo con ciò che esiste, puro ed onesto, in ogni oggetto, in ogni stelo d'erba, in ogni individuo, in ogni istante.

sabato 15 novembre 2008

Liberi pensieri nei giorni di OBAMA


In questo ultimo periodo ho disegnato, ho fotografato, ho parlato, ho preso contatti con professori e pittori. Ancora non ne ho cavato un ragno dal buco, ma mentre la recessione avanza, l'America elegge Obama. Forse non troverò mai i soldi e i locali per fare mostre e laboratori, o forse sì. Quello che so è che il mondo ha bisogno della volontà e delle idee di tutti quanti per trovare una nuova strada da percorrere e che la cura della cultura, della bellezza, dei bambini e dei ragazzini è al centro di ogni slancio verso un futuro più umano. Insomma, ho fiducia nel domani e negli sforzi dell'oggi. Intanto guardo con la mia bambina High School Musical. High School Misical è una serie di tre film, e sono bellissimi. Parlano d'amore, di amicizia, della voglia di crescere e di trovare il proprio posto nel mondo e lo fanno con grazia ed entusiasmo. Dopo valanghe di mediocrità raccontate tra balli e canzoni, finalmente un amore romantico, fatto di attimi e di generosità cantato e ballato come solo in un musical lo puoi trovare. Io adoro i musical e adoro i film scolastici. Ho adorato School of Rock e l'Asilo dei Papà. Pensieri pericolosi e Sister Act, ma non ho mai pianto così incessantemente come con High School Musical 3, o forse sì, quando ho visto Lilo e Stich, che non parla di scuola, ma parla di una bambina che fa foto e che si sente ed è diversa da tutte le altre e che vive con una sorella che le fa da mamma, nello stesso modo in cui io faccio da madre a mia figlia, ed è ambientato nelle Hawaii di Obama dove ohana significa che nessuno viene lasciato mai solo e che nessuno viene dimenticato...

sabato 16 agosto 2008

WHY ?

Viale Giulio Cesare angolo via Vespasiano, esco da Feltrinelli. Nella busta due libri di Maurice Merleau-Ponty. Sono felice: ho trovato quello che cercavo, ho consegnato il bancomat alla cassa, ho digitato il Pin e ho avuto indietro il mio bottino. Sto per slegare il motorino, poi vedo un ragazzo che corre, in mezzo alla strada. Due uomini lo inseguono. Il ragazzo corre piano, la paura gli spezza il fiato, la paura gli consiglia di rallentare. Un uomo gli urla di fermarsi, mette la mano sulla pistola. Il ragazzo si butta per terra. Uno dei due uomini gli affonda un ginocchio nel torace, lui urla, non può essere il dolore, urla così forte, non è il dolore che lo fa urlare.
Dice:
"No aspetta, aspetta, ti prego".
Urla: WHY ?
Gli mettono, le manette.
Alzati , alzati ! Perché? Lo sai perché. Alzati. Monta in macchina!
Sì, Sì. Aspetta, ti prego. Aspetta. WHY ?
Il ragazzo sale in macchina, si butta sdraiato sul sedile.
Alzati, che fai?
Sì, sì. WHY ? WHY?

Erano circa le 13.30 di oggi, sabato 16 agosto 2008. La macchina in cui è salito il ragazzo era della Guardia di Finanza. C'era un ragazzo vicino a me, straniero, sorridendo ha detto: Giustizia è fatta!

lunedì 11 agosto 2008

CAVALLO DI VENTO

Io cerco qualcosa che è dentro di me, dentro ad ognuno. Dentro ad ognuno, nascosto e visibile in modo diverso. Accessibile seguendo diversi sentieri, scendendo in ognuno a profondità che variano e variano nel corso del tempo. Ho provato e riprovato a cercare insieme a voi. Ma con vuoi non trovo quello che cerco. La strada è troppo stretta. Recinge il sentiero su gradini numerati e tutti devono percorrere gli stessi gradini, la stessa progressione. Non credo che la vita funzioni così.
Ognuno parte da un punto diverso, ha già dietro le spalle la strada percorsa dai suoi antenati, dalle sue sorelle e davanti a sé vede i passi percorsi dai propri figli. Siamo nati in luoghi diversi dove sono state tracciate strade, autostrade e sentieri.
Rimango fedele a ciò che vedo ed ho visto intorno a me e dentro di me.
Scruto lo spazio cercando un luogo dove il rispetto integrale, totale, assoluto per la condizione umana sia il fondamento delle parole e dei gesti.
Quando la mia eredità potrà fondersi nello spazio farò il salto.
Molte volte ho indugiato, altre volte ho saltato e poi a fatica sono riemersa da una palude.
Adesso è ancora l'ora dell'attesa.